Tullia Rainaldi
[….] Il motivo principale per cui abbiano deciso di accettare questo invito, non è come si potrebbe pensare unicamente per quello che è accaduto alla dott.ssa Capovani, ma perché l’argomento di cui si tratta oggi stava molto a cuore a Barbara.
Una delle grande preoccupazioni e delle priorità della Dott. ssa Capovani, come responsabile dell’SPDC del Santa Chiara di Pisa, era quello di garantire la sicurezza e l’incolumità dei suoi colleghi, degli operatori sanitari, degli infermieri che lavoravano con lei, soprattutto in un reparto difficile e delicato come quello di psichiatra, dove spesso vengono “parcheggiate”, in attesa di capire dove collocarle, persone che non hanno patologie psichiatriche, ma sono solo dei delinquenti o persone con problemi di droga e che mettono in pericolo il reparto.
Basti pensare che anche nei giorni immediatamente precedenti alla sua aggressione, Barbara era fortemente impegnata in un’iniziativa di cui era stata la promotrice e che vedeva coinvolto il Tribunale di Pisa, la Procura e i magistrati, che aveva lo scopo di stilare delle linee guida, in modo da coordinare il lavoro tra queste istituzioni, non caricando i reparti.
Cercando, nel nostro piccolo, di analizzare le criticità del sistema, ci siamo resi conto che oltre al problema, purtroppo cronico, di carenza di risorse, manca anche una visione d’insieme ed un approccio multidisciplinare, quello che, appunto, stava cercando di portare avanti Barbara per superare la difficoltà di muoversi in un contesto molto frastagliato, con un riparto di competenze affidate a soggetti che spesso non vogliono o comunque non riescono a dialogare.
Basti pensare alle conseguenze che provoca -purtroppo proprio la vicenda di Barbara lo testimonia tristemente- l’assurdo sistema attraverso il quale si arriva all’inserimento nelle REMS degli autori di reato diagnosticati come incapaci di intendere e di volere e che sconta, purtroppo spesso sulla pelle dei familiari e degli operatori sanitari, una assurda mancanza di coordinamento tra le funzioni della Magistratura, che si fermano, per così dire, alle porte delle REMS e quelle del Servizio sanitario regionale che tali strutture gestisce.
Ecco, cogliendo l’occasione di questo incontro, l’impegno dell’Associazione Barbara Capovani sarà quello di fare quanto possibile per mantenere alto il livello di attenzione su queste problematiche e consentire il dialogo tra i diversi soggetti istituzionali coinvolti, proprio come ha fatto Barbara fino all’ultimo.

