Elisabetta Rinaldi
Conoscevo Barbara… La conoscevo al di fuori dell’ambito professionale, allegra e solare come mille volte è stata descritta.
La conoscevo professionalmente perché tante volte la strada dei nostri pazienti ci hanno portate a sfiorarci, sebbene mai a collaborare direttamente. Voglio però ricordare un episodio che secondo me ben delinea la generosità di Barbara.
Erano i mesi della seconda ondata del COVID, durante i quali tutti noi medici siamo stati travolti e spesso sopraffatti dagli eventi. Era una domenica e nella nostra Bolla a Pontedera era ricoverata una giovane donna tossicodipendente, ricoverata per le conseguenze di un’aggressione fisica, in condizioni serie aggravate dalla polmonite COVID. Sin dall’ingresso la paziente si era mostrata costantemente oppositiva nei confronti delle restrizioni e delle prescrizioni mediche, di difficile gestione, agitata e ostile. Confidando nella grande esperienza e disponibilità di Barbara, la chiamai per avere un consiglio; la chiamai in un giorno di festa sul suo cellulare personale e questo non la turbò affatto. Come speravo, arrivarono i suoi consigli e le sue indicazioni, ma soprattutto arrivò la rassicurazione sulla sua piena disponibilità nella gestione del caso. Chiudendo la telefonata condivisi con lei la mia preoccupazione di lasciare nel pomeriggio in reparto una giovane collega, bravissima ma inesperta…
Il pomeriggio dello stesso giorno, un giorno di festa in cui come tutti, immagino anche lei aspettasse di godersi il meritato riposo, Barbara si recò nel nostro reparto per venire a visitare la paziente. Non le era stato richiesto questo, non era tenuta a farlo… Era anche un periodo in cui molti colleghi malvolentieri si recavano a fare consulenze nei reparti COVID.
Ma Barbara non ha esitato, è venuta a visitare personalmente quella paziente che certamente nascondeva con il suo atteggiamento una grande sofferenza. Non ha lasciato sola lei, non ha lasciato sola nemmeno la giovane collega.

